Un fondo speciale, e poco conosciuto, degli Uffizi, in prestito a Venezia offre l’occasione invidiabile di farsi rimirare da grandi artisti.

E’ un percorso affascinante che si snoda attraverso il tempo e ci regala le forme fisiognomiche di alcuni famosissimi e altri minori. L’aspetto interessante sta non solo nel dare un volto a mani sublimi, alla possibilità d’incantarsi negli occhi di Sassoferrato, ma risiede pure nella possibilità d’indagare con i nostri sguardi la percezione del sè degli autori che ci osservano, instaurando una situazione di mutevole e dialogico scambio. La scelta della posa, degli oggetti, della situazione raffigurata che a volte si presenta giocosa nonché lacerante come nel caso di Carol Rama, ci permette di andare al di là di ciò che conosciamo di loro; discorso ancor più valido di fronte ad autori quali Reni, Velasquez, Crespi, artisti di cui conosciamo l’opera commissionata e quindi filtrata attraverso gli intendimenti di un mecenate, dove l’apporto soggettivo è ridotto e sottile e non eclatante come nel caso di opere contemporanee, dove spesso è l’intimo sentire dell’artista che si palesa nelle sue espressioni artistiche parlandoci del suo mondo.
E’ un’occasione da non perdere quella di poter percepire il carattere di persone, che hanno creato qualcosa d’immanente, attraverso il rimando preciso di uno specchio.
Questo percorso scandito da 64 volti, ha solo due leggeri difetti di allumatura: il prezzo del biglietto che è eccessivo per un’esposizione che tutto sommato è breve anche se splendida, e il catalogo che non rende giustizia fotografica alle splendide immagine che si offrono ai nostri sguardi. In realtà la sensazione finale, quella che ci si può sentire addosso, è quella di essere stati indagati e vissuti da centinaia di occhi, in un curioso gioco d’inversione dei ruoli.
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